Avvicinatosi fin da giovane alla celebre  Scuola Popolare di Musica di Testaccio di Roma, Roberto Nicoletti ricopre oggi il ruolo di presidente del prestigioso istituto della Capitale. Alle spalle ha anche un’esperienza in America, a Boston, ma la maggior parte della sua attività professionale si è svolta a Roma. Noi di SocialCasting.it lo abbiamo intervistato.

 

Come è nata la sua passione per la musica?

“A circa dodici anni, in occasione della prima comunione, i miei compagni di scuola mi hanno regalato una chitarra. Nei primi periodi ho fatto tutto da solo. Durante l’adolescenza ho iniziato a seguire alcuni corsi alla Scuola di Musica di Testaccio. Dopo qualche anno ho cominciato  ad insegnare al CIAC, una scuola di musica situata nel quartiere africano di Roma, dove insegno ancora adesso. Poi mi recai a Boston a studiare per la stagione estiva. Finita l’esperienza americana sono dovuto tornare qui a Roma, peccato perché era molto bello il college Berklee di Boston, è tuttora uno dei più rinomati”.

 

Quali sono le città, le accademie più importanti in cui è possibile intraprendere una carriera di questo genere?

“Per quanto riguarda l’Europa c’è un ottimo conservatorio a Berlino. Anche in Olanda c’è un bel percorso  d’istruzione musicale, anche per chi viene da fuori. L’Ungheria è molto gettonata per i pianisti e per il canto corale. Negli USA ci sono numerose scuole specializzate in quasi tutti gli Stati. Un altro bel college di Boston è il New England Conservatory. Invece, a New York è molto importante il Manhattan School Of Music. Negli anni ’80 la città di Los Angeles era molto importante, adesso invece è in declino.

In Italia non è male ma purtroppo la politica governativa rispetto alle attività culturali è sempre molto fiacca. Si investe poco e i fondi stanziati sono minimi, di conseguenza si fa molta fatica. Ciononostante si stanno diffondendo molte scuole di Jazz, quella di Siena è una tre le più importanti, ma si tratta quasi esclusivamente di realtà private”.

 

 Può risultare utile impartire ripetizioni private, per esempio ai bambini, per mantenersi in allenamento?

“Prima di tutto, è fondamentale avere un insegnate e un ambiente stimolante in grado di sviluppare al meglio le tue potenzialità. La parte tecnica è una questione di disciplina personale. Quando ho studiato Jazz all’inizio si facevano delle trascrizioni quindi ci si limitava ad imitare, dopo veniva la didattica.  Con il passare del tempo si è sviluppato anche un concetto più compositivo e meno imitativo. È importante conoscere i grandi maestri, non solo quelli specializzati nello strumento che si suona. Per esempio, per la chitarra è importante conoscere i maestri come Wes Montgomery oppure Charlie Christian, ma anche Charlie Parker che è stato un sassofonista. La chitarra ha sempre cercato di uscire fuori da se stessa, sforzandosi di imitare gli altri strumenti. Oggi si può dire che è diventato uno strumento onorevole, prima era più popolare.

L’insegnamento e il suonare sono due cose diverse. Si può essere mediocre musicista e allo stesso tempo  un buon insegnate, e viceversa. Dipende quanto si ha voglia di seguire le persone. A me piace molto insegnare e seguire i progressi degli allievi”.

 

È importante allenarsi nella concentrazione per mantenere uno stato d’animo stabile con degli esercizi particolari?

“Dipende dallo strumento e dalla qualità della concentrazione, bisogna essere focalizzati su quello che si sta facendo. Può essere utile anche staccare per un po’ per ritrovare la giusta attenzione. La figura del musicista è cambiata molto negli ultimi anni, prima era frequente che  facesse uso di droghe. Indisciplinato che ne combinava di tutti i colori.  C’era la concezione del cantante on the road. Ora i musicisti sono un più stabili, c’è un maggiore rispetto per la disciplina anche dal punto di vista fisico.

È cambiato lo stereotipo. Ovviamente sono molto importanti gli ambienti in sui si lavora, soprattutto per incontrare gente con cui mettere in atto eventuali progetti. La parte economica è un problema che caratterizza molte famiglie, ma è fondamentale aver cura della propria passione. Ancora più importante è imparare a gestire i momenti negativi che possono scaturire idee di rinuncia. Non lasciarsi prendere dalle crisi, quando ero più giovane ne avevo parecchie e, se le avessi lasciate in disparte con meno intransigenza e più rilassatezza, sarebbero passate prima e mi avrebbero creato meno ansie. Crescendo poi si matura e si capiscono certe dinamiche. C’è una parte in noi che non è sempre come noi vorremmo che fosse, il cosiddetto down: è importante tenerci su e non affossarci in quei momenti, rispettare ed accettare se stessi e cercare di essere stabili con la propria personalità. La musica può aiutare molto”.

La redazione di Socialcasting