Giovane e intraprendente, Valerio Vanzani, vanta un curriculum di tutto rispetto nel mondo dello spettacolo. L’età è solo un numero quando ci si trova al cospetto di talento e determinazione.

Conosciamolo meglio attraverso le sue parole; del resto chi meglio di lui potrà aiutarci ad entrare in contatto con la sua vita!!!

Hai sempre voluto far parte del mondo dello spettacolo? Quali sono stati i primi passi che hanno dato il via alla tua carriera?

Iniziò tutto all’età di 9 anni, già a quel tempo ero appassionato di scrittura, amavo scattare foto e mi piaceva "osservare" la vita delle persone. Passavo intere mattine guardando fuori la finestra, sognando il cinema. Un anno dopo iniziai a scrivere il mio primo soggetto, poi evolutosi fino ad oggi diventando una vera e propria sceneggiatura cinematografica in attesa di fondi per poterne sviluppare il progetto. Ho amato da sempre le storie On the road, infatti questa mia sceneggiatura parla proprio di questo, un viaggio utopico di due ragazzi con elementi veri della vita di tutti i giorni ovvero pregiudizi, razzismo e molti altri temi. Nel frattempo ho avuto la grande fortuna di conoscere il regista Raffaele Manco, il quale è sempre stato al mio fianco nella mia crescita registica. Mi segue ancora oggi e stiamo provando a realizzare un documentario tipo Boyhood che racconta la mia crescita con il sogno di diventare regista.

Lavori come attore e regista…In quale veste ti senti più a tuo agio?

Domanda da un milione di dollari! ...Beh diciamo che sono due mestieri uguali ma allo stesso tempo molto diversi fra loro, ognuno di questi due hanno mondi completamente distinti… Recitare mi aiuta a capire come comportarmi dietro la macchina da presa, perchè quando davanti ho un attore che recita devo sapere cosa fare e come comportarmi all’istante provando a creare quella situazione magica di sintonia tra regista e attore e questo è molto importante per far venire fuori un buon girato.

Parlaci dei vari cortometraggi realizzati… Quale lavoro ti ha segnato maggiormente a livello di formazione professionale e quale ricordi con particolare interesse?

Sono stati due i lavori che mi hanno segnato maggiormente a livello di formazione professionale, il primo due anni fa: un documentario che ho dovuto girare in mare per il pluri-campione mondiale di windsurf Marco Begalli andato in onda sui tg Mediaset e Rai.

Il secondo, poco tempo fa, a fine settembre. Sono stato contattato in seguito ad un soggetto che avevo inviato all’International short film festival di Lovere in provincia di Bergamo. Arrivai finalista, la regola era girare, montare e inviare il cortometraggio in tre giorni. Riuscii nell'impresa. Blues in the lake arrivò 4°. Fu una grande soddisfazione avere la contro giuria formata da Andò, Alò, Blanc, Rocca e De Angelis che fece il tifo per me dicendo che il corto meritava il primo premio.